La competenza e la giurisprudenza dei Tribunali penali internazionali e ibridi sul terrorismo

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La competenza e la giurisprudenza dei Tribunali penali internazionali e ibridi sul terrorismo

il.ruolo.del.giudice

Atti del convegno:

Il ruolo del giudice nel contrasto al terrorismo internazionale
Perugia, 11 marzo 2014

Titolo relazione:

La competenza e la giurisprudenza dei Tribunali penali internazionali e ibridi sul terrorismo

 

Sommario:

Stante l’assenza di una definizione generalmente accettata di terrorismo nel diritto internazionale, gli statuti dei tribunali internazionali ad hoc e misti creati negli ultimi decenni hanno evitato di includere tale reato fra i crimini su cui si estende la loro giurisdizione. L’unico statuto ad avere previsto espressamente il terrorismo è quello del Tribunale speciale per il Libano, cosa che ha consentito a tale Tribunale di emettere una sentenza di condanna proprio con tale capo di imputazione, ma ciò in applicazione del diritto interno libanese.  Negli altri casi in cui si è avuta una condanna per atti di terrore, l’organo di giustizia internazionale ha potuto esercitare la propria giurisdizione in materia solo grazie al fatto di aver ricondotto l’azione terroristica nell’ambito della categoria dei crimini di guerra o contro l’umanità.

Leading Case al riguardo è la pronuncia del tribunale per la ex Iugoslavia sul caso Galić, dove i giudici, peraltro non all’unanimità, hanno svolto una interessante disamina degli elementi che caratterizzano il reato della diffusione del terrore, in termini di violazione delle leggi e usi di guerra. Più difficile è l’inquadramento del terrorismo nell’ambito dei crimini contro l’umanità. Nel caso Kristić il Tribunale per la ex Iugoslavia ha ritenuto che la “campagna di terrore” diretta contro i civili bosniaci di religione musulmana integrasse gli estremi della persecuzione e di atti inumani, menzionati nello statuto tra i crimini contro l’umanità. Anche la Corte Speciale della Sierra Leone ha potuto condannare Charles Taylor per “war crime of terrorizing the civilian population” richiamandosi alla categoria dei crimini di guerra descritta nel proprio statuto.

Quanto alla Corte penale internazionale, il mancato inserimento dello specifico crimine di terrorismo nel suo Statuto, nonostante i tentativi e le insistenze di alcuni stati, dimostra la permanente difficoltà di elaborare una definizione universalmente accettata di terrorismo internazionale. Questo tuttavia non esclude che in futuro vi possa essere una tale inclusione con un emendamento. Com’è ben noto, la codificazione del diritto internazionale è in continua evoluzione, quindi nulla esclude che, così come dalla più ampia categoria dei crimini contro l’umanità è stata estrapolata la species del crimine di genocidio quale categoria a sé stante, mettendo in rilievo la peculiarità dell’elemento soggettivo del reato (intent to destroy), allo stesso modo, partendo dal crimine contro l’umanità di “other inhuman act” già previsto nello Statuto di Roma (art. 7,1, lett. k) è possibile giungere a delineare un’altra autonoma categoria delittuosa, all’interno della quale ricondurre determinate condotte materiali qualificate come terrorismo caratterizzate da uno specifico atteggiamento psicologico del soggetto agente. Per farlo occorre trovare un minimo comune denominatore che può essere rappresentato proprio da quella finalità ulteriore che le varie pronunce dei tribunali internazionali e misti hanno evidenziato esaminando le diverse condotte dirette alla diffusione del terrore. A ben vedere, ciò che accomuna i diversi tipi di azioni di terrorismo internazionale non è tanto la modalità della condotta o il tipo di vittime (la popolazione civile, le persone protette del diritto bellico) quanto il motivo per cui certe atrocità vengono poste in essere. Allora è proprio su questo dolo specifico che, sulla scorta della giurisprudenza di tribunali internazionali e corti speciali, potrebbe essere ritagliata la norma che estende la competenza materiale della Corte penale allo specifico crimine di terrorismo.

Per il momento nonostante le difficoltà di tradurre la nozione di terrorismo internazionale in una norma incriminatrice di portata generale, i motivi terroristici possono essere valutati dalla Corte penale quale circostanza aggravante nel calcolo della pena da comminare per gli altri crimini previsti dallo Statuto, così come consentito dalla Rule 145 del Regolamento di procedura e di prova.

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